SERVIZIO CIVILE INTERNAZIONALE ONLUS

Raccolta fondi del Servizio Civile Internazionale

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- I RACCONTI DEI NOSTRI VOLONTARI -

Kurdistan, bambini del Sur e bambini del Sole

January 15, 2017

Racconto della volontaria Francesca Fulgoni, che nell’ottobre 2016 ha partecipato a un campo di volontariato SCI nel distretto di Sur e nel campo profughi di Fidanlik, Diyarbakir. Il progetto prevedeva giochi di strada e laboratori con i bambini.

Sono partita per il campo di volontariato a Diyarbakir, senza quasi conoscerne la posizione. Sì Turchia, ma dove? Sì Kurdistan, ma dove? Diyarbakir, “Amed” in curdo, città centrale della Regione Curda, si trova a sud-est della Turchia, vicino al confine siriano ed iracheno. Da secoli terra di conquiste, è bagnata dal fiume Tigri. Avevo sentito racconti di amici venuti più di una volta a fare campi di volontariato. Avevo visto un breve video-collegamento, durante la formazione dello SCI, dove i volontari e il coordinatore del campo curdo parlavano della situazione, dell’accoglienza, della condivisione, dei diritti umani.

Avevo sentito parlare dei curdi, ma non avevo mai approfondito l’argomento. Tra le mille cose da fare, non ci può stare tutto tutto. Ma il tutto ora mi incuriosiva: chi sono i curdi? Come vivono?

 

Così ho deciso, all’ultimo momento, di partire per il campo. E infatti sono stata l’ultima dei volontari ad arrivare, ma che accoglienza!

All’uscita dell’aeroporto di Diyarbakir, nuovo di pacca, mi sono ritrovata con due ragazzi curdi, con poche parole di inglese e un volontario italiano che mi ha subissato di informazioni per tutto il tragitto dall’aeroporto alla guest-house, mentre io guardavo fuori dal finestrino, cercando di capire dove fossi atterrata. Lungo la strada abbiamo incontrato dei posti di blocco. Ho pensato che lo stato di emergenza post tentato golpe del 15 luglio si facesse sentire. In realtà, non è solo quello. In questo angolo di Turchia le tensioni sociali sono sempre state alte. Una guerra civile si è svolta nel centro di Diyarbakir tra dicembre e marzo del 2015, è durata per più di 100 giorni.

Arrivata nella guest house, c’erano tutti gli altri volontari ad aspettarmi per la cena. Tutti molto più informati di me sulla situazione, sulle condizioni. Io ascoltavo e mi guardavo intorno per capire dov’ero e con chi avrei trascorso i prossimi dieci giorni, 24 ore su 24. È un campo sperimentale, i volontari erano solo italiani. Sei in totale, compresa me. Un gruppo bello variegato per età e per esperienze.

Cosa si doveva fare al campo? Un lavoro di animazione con i bambini: per metà del campo saremmo stati con i bambini del “Sur” e per l’altra metà con i bambini del “Sole”. Chi sono questi bimbi?

Campo profughi in Kurdistan

January 14, 2016

Dal 16 al 26 dicembre 2015 si è tenuto, nel campo profughi di Diyarbakir, nel Kurdistan turco, un campo di volontariato organizzato da SCI-Italia in collaborazione con “Genclik ve degisim, Youth and Change Association”. All’interno dell’area, gestita dalle municipalità curde, vivono circa 4mila rifugiati, 1.500 dei quali sono bambini, per la maggior parte Yazidi, fuggiti dal monte Sinjar a seguito dell’attacco dell’ISIL. Alberto, uno dei volontari, racconta la sua esperienza.

È sera, dopo 5 ore di volo atterro a Diyarbakir.

Perché sono venuto qui nel Kurdistan turco? Sapevo per lavorare nel campo con altri volontari, insieme ai rifugiati Yazidi fuggiti dal monte Sinjar, nel Kurdistan iracheno, dopo l’attacco dell’ISIL. Sapevo anche che all’interno del campo profughi vivono circa 4.000 rifugiati, 1.500 dei quali sono bambini. Quello che non sapevo era l’umanità che avrei respirato.

Si inizia!

Le attività previste sono state organizzate la prima giornata di campo. Ma giorno per giorno, la sera, venivano condivisi e decisi i dettagli sul da farsi nella giornata successiva.

Il primo dì al campo è stato di conoscenza con il posto, le persone, gli ospiti e gli altri volontari locali. Abbiamo poi avviato le prime timide amicizie con i bambini più piccoli e poi con tutti gli altri più grandicelli.

In base anche alle esigenze espresse dagli insegnanti e dai ragazzini abbiamo capito che le lezioni di inglese sarebbero state preziose. Così tutte le mattine, durante il campo, abbiamo tenuto due classi di inglese, divisi in due coppie di volontari per aula, una composta dai più piccoli (sotto gli 8 anni) e l’altra fino ai 12/13 anni.

All’ora di pranzo, i bambini tornavano alle tende e noi si mangiava nel prato ad un centinaio di metri dai contaner della scuola. Il pranzo era il momento della condivisione, tra noi volontari, di come stavamo vivendo quelle mattinate.

Dopo la pausa riprendevamo le attività, in particolare all’aperto, con giochi organizzati per i bambini. Giochi semplici, come “un, due, tre stella”, nascondino o la corsa coi sacchi.

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